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09 giugno 2014

" Inneres Auge - Das Innere Auge "

Franco Battiato - Inneres Auge

Come un branco di lupi 
che scende dagli altipiani ululando 
o uno sciame di api 
accanite divoratrici di petali odoranti 
precipitano roteando come massi da 
altissimi monti in rovina. 

uno dice che male c'è a organizzare feste private 
con delle belle ragazze 
per allietare primari e servitori dello stato? 

non ci siamo capiti 
e perché mai dovremmo pagare 
anche gli extra a dei rincoglioniti? 

che cosa possono le leggi 
dove regna soltanto il denaro? 
la giustizia non è altro che una pubblica merce… 
di cosa vivrebbero 
ciarlatani e truffatori 
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente. 

la linea orizzontale 
ci spinge verso la materia, 
quella verticale verso lo spirito. 
con le palpebre chiuse 
s'intravede un chiarore 
che con il tempo e ci vuole pazienza, 
si apre allo sguardo interiore: 
inneres auge, das innere auge 

la linea orizzontale ci spinge verso la materia, 
quella verticale verso lo spirito. 
la linea orizzontale ci spinge verso la materia, 
quella verticale verso lo spirito. 

ma quando ritorno in me, 
sulla mia via, a leggere e studiare, 
ascoltando i grandi del passato… 
mi basta una sonata di corelli, 
perché mi meravigli del creato!




Franco Battiato - Inneres Auge ( video ufficiale - YouTube )







" Das innere Auge " , autore Stefano Cenzolo , anno 2014. — Germania.



05 gennaio 2014

" The same Old Sun "



         " The Same Old Sun " autore Stefano Cenzolo ,Digital Art,2014 .


" THE SAME OLD SUN " , LYRICS - ALAN PARSONS PROJECT


          Eric Woolfson - Lead Vocal

Tell me what to do
Now the light in my life is gone from me
Is it always the same
Is the night never ending

Tell me what to do
All the hopes and the dreams went wrong for me
There's a smile on my face
But I'm only pretending

Taking my life
One day at a time
Cause I can't think what else to do
Taking some time
To make up my mind
When there's no one to ask but you

The same old sun would shine in the morning
The same bright eyes would welcome me home
And the moon would rise way over my head
And get through the night alone

And the same old sun will shine in the morning
The same bright stars will welcome me home
And the clouds will rise way over my head
I'll get through the night on my own

Tell me what to do
Now there's nobody watching over me
If I seem to be calm
Well it's all an illusion
Tell me what to do
When the fear of the night comes over me
There's a smile on my face
Just to hide the confusion

Taking my life
One day at a time
Cause I can't think what else to do
Taking some time
To make up my mind
When there's no one to ask but you

The same old sun would shine in the morning
The same bright eyes would welcome me home
And the moon would rise way over my head
I'll get through the night alone

And the same old sun will shine in the morning
The same bright stars will welcome me home
And the clouds will rise way over my head
I'll get through my night on my own .

21 giugno 2013

Stefano Cenzolo - " Wonderful water "

Stefano Cenzolo

Ecco partorito il mio ultimo lavoro del mese di Giugno 2013 .
Appena pubblicato su Facebook ha riscontrato una buona accoglienza con un cospiquo numero di " MI PIACE " ... sono onorato e fiero ... questo e´ il bello di poter condividere i miei lavori tramite INTERNET oltre ai confini spazio-temporali ! 






" Wonderful water "  di Stefano CENZOLO - digital ART 

04 ottobre 2012

www.stefanocenzolo.com - The Art is Life

www.stefanocenzolo.com                         Weddingstedt 4.10.2012 


Vi Invito a far visita al sito di recente inaugurazione che in data 2.10.2012 e´ stato battezzato tramite un suo lancio on-line tramite il social forum Facebook e il concorrente Google+ .  


Stefano Cenzolo Artista Contemporaneo                         http://www.stefanocenzolo.com/





20 settembre 2012

Lucio Fontana , un grande dissacratore .



“È necessaria un’arte maggiore in accordo con le esigenze dello spirito nuovo”, scriveva Lucio Fontana nel Manifesto Blanco del 1946. Lo scandalo e l’orrore della Seconda Guerra Mondiale avevano tracciato un limite oltre il quale, per molti, non sarebbe più stato possibile fare arte; la realtà, colta dall’artista nato in Argentina nel 1899, però era diversa: era necessario trovare una nuova arte, già intravista dalle avanguardie di inizio Novecento, e che ora avrebbe dovuto esplodere in tutta la sua forza scandalosa e innovatrice. Saranno le sue opere, a partire dal ’49, a sancire il definitivo «superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica» perché quei tagli e le perforazioni squarciano scandalosamente la tela, superando la tradizionale concezione della bidimensionalità, e affermano una nuova dimensione totale dell’arte.

Fontana è stato uno degli ultimi grandi dissacratori. Ha traghettato l’arte dalle agonizzati e magniloquenti espressioni della modernità al postmoderno e all’arte concettuale e a quella performativa, in cui l’opera coincide con il gesto che la crea, in cui tutto è dissacrazione e quindi nulla lo è più veramente – forse, quest’esito nichilistico, l’artista spazialista non se lo prefigurava.

“Io buco, passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere.. tutti hanno creduto che volessi distruggere: ma non è vero, io ho costruito, non distrutto, è lì la cosa….”  - Lucio Fontana, Milano 10 ottobre 1967 -
 Lucio Fontana nasce in Argentina, a Rosario di Santa Fé, il 19 febbraio 1899 da genitori italiani. Seguendo le orme del padre, inizia la sua attività artistica come scultore, e già negli anni trenta, soggiornando alternativamente in Italia e in Argentina, dà prova della sua capacità di agire in campi apparentemente lontanissimi, conciliando la monumentalità figurativa con le prime sculture astratte. 
Operando tra figurativo e astratto, la sua scultura, sia in terracotta sia in gesso, con o senza colore, diventa più libera e personale. In quegli anni, importantissimi per la sua ricerca artistica, partecipa alla Triennale di Milano, alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma. Nel 1934 Fontana entra in contatto con l'ambiente dell'astrattismo lombardo legato alla galleria milanese “Il Milione”. L'anno dopo, si lega al gruppo parigino "Abstraction-Création". Alterna opere astratte, come le tavolette graffite o le sculture in ferro filiformi, con le ceramiche "barocche", che realizza presso le fornaci di Albisola e Sévres, nel 1937. 
Intensa, già in questo periodo, la sua attività con gli architetti più all'avanguardia, collaborando ai loro progetti con sculture e rilievi, un'attività che porterà avanti per buona parte della sua vita. 
All'inizio del 1940 si stabilisce a Buenos Aires, dove lavora intensamente e vince vari concorsi di scultura. E’ proprio qui che, nel 1946, in contatto con giovani artisti e intellettuali, partecipa alla stesura del Manifiesto Blanco, che segna la nascita dello spazialismo, e in cui si inizia a delineare l’urgenza di un’arte integrale che contenga le quattro dimensioni dell’esistenza, come sintesi di colore, suono e movimento, nello spazio e del tempo. 
Nello stesso anno, Lucio Fontana ritorna in Italia, riunisce subito attorno a sé numerosi artisti e nel 1948 fonda il Movimento Spaziale, stilando il Manifesto dello Spazialismo, teso al rinnovamento dell’arte in un mondo proiettato verso gli spazi cosmici.  Il termine “spaziale”, infatti, fa riferimento all’era spaziale, in cui i progressi scientifici e tecnologici permettono all’umanità di accedere a nuovi spazi e nuovi tempi. Uno dei nuclei della ricerca spazialista sta infatti nel tentativo di fondere “scienza e arte, in modo che i gesti compiuti da una delle due attività possono appartenere anche all’altra”. L’artista cerca perciò di collocare l’opera in una nuova dimensione temporale e mediale, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione come radio e televisione, in modo che essa non risulti più isolata e compiuta in se stessa, bensì in evoluzione nello spazio e nel tempo, e aperta alla interazione con lo spettatore. Il movimento spaziale, però, esprime anche l’esigenza di interpretare in termini inediti la relazione tra l’uomo e lo spazio che lo circonda. “Non ci può essere una pittura o scultura spaziale” scrive infatti lo stesso Fontana “ma solo un concetto spaziale dell’arte”. In questo contesto, l’espressione artistica, secondo Fontana, non può più limitarsi alle forme canoniche del quadro e della scultura, ma deve diventare a tutti gli effetti opera d’arte totale. 
E’ con queste intenzioni che, nel 1949 alla Galleria del Naviglio a Milano, espone l'Ambiente nero a luce di Wood, un ambiente buio illuminato da una luce di Wood in cui galleggiano forme fosforescenti ed echeggiano musiche, suscitando al tempo stesso grande entusiasmo e scalpore. 
Due anni dopo, nel 1951, Lucio Fontana espone alla Triennale di Milano col il grande Concetto spaziale, un arabesco realizzato con tubi luminosi al neon, puro disegno di luce nello spazio.
Le sperimentazioni ambientali di Fontana, realizzate ben prima degli anni dell’Arte Ambientale, sono tra le opere più rivoluzionarie dell’arte internazionale, realizzate probabilmente senza eccessive intenzioni ideologiche da un artista che desiderava sperimentare, pur continuando ad amare la forma, il gesto e la materia. 
Nel 1951, infatti, nascono le prime carte monocrome con i "Buchi", come concretizzazione formale delle idee “spazialiste” dell’artista. E' l'inizio della grande stagione dei Concetti spaziali.    
Tra il 1951 e il 1957 elabora diversi cicli di opere, basate sulla perforazione del supporto - tela, tavola, carta - e la sovrapposizione di materiali vari, pietre, pezzetti di vetro, gesso, sabbia, lustrini. 
Passa poi alle tele dipinte all'anilina e alle sculture spaziali su gambo. L’intera attività artistica di Fontana, in effetti, è contrassegnata dalla convivenza di esperienza diverse, e, contemporaneamente alle ricerche gestuali degli anni quaranta/cinquanta, nulla vietò all’artista di continuare ad agire anche in altre direzioni più materiche, caratterizzate dalla produzione di ceramiche riccamente decorate e colorate.  
Sul finire del 1958 realizza le prime opere con i "tagli", che riproporrà nel 1959 su tela, con il titolo “Concetto spaziale”, quasi sempre accompagnato dall’altro titolo di “Attese”. 
I “tagli” di Fontana, oggi famosi in tutto il mondo, suscitarono inizialmente grande scandalo e furono interpretati come una provocazione con cui l’artista voleva dimostrare l’artificiosità e la vuotezza dell’arte contemporanea. In effetti, se si considera tutto il lavoro artistico svolto da Fontana a partire dagli anni trenta, si comprende come i suoi “tagli” siano in realtà coerenti con lo sviluppo innovativo del linguaggio dell’arte e, nel contempo, in armonia con i valori formali della tradizione artistica italiana. Oggi, infatti, l’opera di Fontana non si considera più come una provocazione, ma come la volontà geniale di andare oltre la superficie senza però rinunciare al classico campo d’azione artistica, simboleggiato proprio dallo spazio della tela. Con i “tagli”, dunque, l’artista vuole andare “oltre la tela” e quindi oltre la tradizione artistica e lo spazio ristretto del quadro, ma senza rinnegarli del tutto; ecco perché queste opere restano comunque dei quadri, restano comunque “pittura”.
I “tagli”, come i “buchi” che li hanno preceduti, rispondevano all’esigenza di trovare una nuova spazialità anche nell’arte, dopo che la scienza aveva indicato nuovi confini e nuovi concetti di spazio. Non provocazione e non distruzione, i fori e i tagli di Fontana vogliono schiudere la tela verso l’infinito. 
Dello stesso periodo sono anche le “Nature”, sculture in bronzo o terracotta, lacerate da incisioni profonde, non prive di riferimento organico-sessuale. 
Nel 1960, parallelamente alle tele con i tagli, avvia il ciclo di tele con i cosiddetti "Crateri", squarci prodotti nella tela, spalmata di colore ad olio. 
Nel 1962 è la volta dei "Metalli", lastre di ottone o di acciaio squarciate.
Nel 1963 appare la notissima serie della “Fine di Dio”, grandi tele ovali verticali monocrome, tutte dello stesso formato, recanti squarci, buchi e a volte cosparse di lustrini. 
Nel 1964 è la volta dei cosiddetti "Teatrini", tele monocrome bucate, incorniciate da bordi sagomati in legno che simulano una quinta teatrale. 
Non abbandona però i "tagli", cui rimane fedele sino all'ultimo, e nel 1966, per la sua sala bianca, con tele bianche segnate da un solo taglio verticale, la giuria internazionale della XXXIIIº Biennale di Venezia gli assegna il primo premio per la pittura.
Lucio Fontana muore il 7 settembre 1968, dopo essersi trasferito nella casa di famiglia a Cornabbio, in provincia di Varese. La presenza di opere di Fontana nelle collezioni permanenti di più di cento musei di tutto il mondo e i prezzi raggiunti dalle sue opere, sono un'ulteriore conferma dell'importanza della sua arte.
Attorno alla personalità carismatica e visionaria di Fontana si raccolsero artisti, critici e letterati, che aderirono al Movimento Spaziale. Tra questi Roberto Crippa, che conferisce alle sue opere un’identità spaziale attraverso grandi e vorticose spirali, e Gianni Dova che utilizza macchie e segni automatici spesso ottenuti dai giochi casuali dello smalto emulsionato sulla tela, in modo da evocare uno spazio sommerso dalla trasparenza del colore. Tra i milanesi sono da ricordare anche  Cesare Peverelli e Aldo Bergolli. Il movimento spaziale ebbe anche un’ ala veneziana rappresentata da: Tancredi, Mario De Luigi, Virgilio Guidi, Vinicio Vianello, Edmondo Bacci, Gino Morandi e lo scultore Bruno De Toffoli. In Liguria poi sono attivi: Giancarozzi ed Emilio Scanavino. In altre parti d’Italia sono da ricordare: Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri, Roberto Sebastiàn Matta, Enrico Donati. 
Bisogna precisare, tuttavia, che nel lavoro di questi artisti non si rinvengono elementi comuni al di là della generica appartenenza al linguaggio informale; la loro adesione al movimento spaziale va intesa quindi come un puro atto di condivisione della intenzione di rinnovamento sostenuta da Fontana.

19 agosto 2012

" Io non ho paura "

Un romanzo ed un film capolavoro .
Una delle rare volte dove letteratura e cinematografia riescono ad integrarsi e ad innalzare un progetto artistico di intensita´ e poesia unica .
 Omaggio a Niccolo´ Ammaniti e a Gabriele Salvatores .

                                                                                   
Film completo pubblicato su YouTube .  Buona visione a chiunque avra´ il piacere di vedere per intero questo piccolo gioiello .

Io non ho paura è un film del 2003 diretto da Gabriele Salvatores.
Tratto dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, che ne ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Francesca Marciano, il film ha vinto un David di Donatello ed è stato scelto come film per rappresentare l'Italia agli Oscar. Il film è ambientato in un piccolo borgo rurale della Basilicata ed è stato girato a Melfi
Questo film è riconosciuto come d'interesse culturale nazionale dalla Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, in base alla delibera ministeriale del 4 febbraio 2003.
Trama: Michele, dieci anni, frequenta la quinta elementare e vive ad Acqua Traverse, un minuscolo borgo rurale della Basilicata. Con la sorella più piccola e altri amici fanno una corsa in mezzo al grano. A casa ci sono la mamma e il papà, che non è sempre presente a causa del suo mestiere di camionista. Giocando con gli amici nei pressi di una casa abbandonata, decidono chi deve fare la penitenza, che toccherebbe a Michele, arrivato ultimo per aiutare la sorella in difficoltà, ma a seguito di una votazione viene deciso che tocchi a una loro amica, Barbara. La penitenza è quella di abbassarsi le mutandine davanti a questi ultimi. Proprio all'ultimo Michele salva la ragazza dal gesto imbarazzante e decide di fare lui la penitenza.
Quando tutto il gruppo torna verso casa, Michele si accorge di aver dimenticato gli occhiali della sorella nella casa abbandonata, quindi torna indietro, scoprendo una lastra di lamiera che, incuriosito, solleva vedendo un buco, e in fondo un piede che esce da una coperta. Dopo lo spavento iniziale, nei giorni seguenti torna sul luogo e scopre che quel piede appartiene a un bambino come lui, biondo e delicato, quasi cieco per il buio, ridotto a uno stato selvaggio. Nelle successive visite gli porta da mangiare, gli parla, gli ridà una speranza. Una sera il telegiornale racconta la scomparsa di Filippo Carducci, rapito a Milano. Michele capisce che questo Filippo è proprio il bambino con cui ha fatto amicizia.
Arriva a casa un tale, Sergio il milanese, alla guida della banda di rapitori, la quale comprende tutti gli uomini del minuscolo borgo, compresi i genitori di Michele. Col passare del tempo, il cerchio delle indagini si stringe e gli elicotteri dei carabinieri cominciano a perlustrare l'area. Sopraggiunge il panico tra i rapitori, i quali decidono di sopprimere l'ostaggio. Michele corre per liberare Filippo: riesce a spingerlo fra i campi cercando di farlo fuggire, ma Michele stesso rimane intrappolato.
Nel frattempo sopraggiunge il padre che non esita a sparare al bambino, non accorgendosi che in realtà è suo figlio Michele. Gli elicotteri dei carabinieri illuminano il milanese che viene arrestato, mentre il padre ha il figlio ferito in braccio e il piccolo Filippo salvo a poca distanza. Il film sfuma sull'immagine di Michele, ferito ma sorridente, e l'ormai salvo Filippo in procinto di darsi la mano.

CAST:
Giuseppe Cristiano: Michele Amitrano
Mattia Di Pierro: Filippo Carducci
Dino Abbrescia: Pino Amitrano
Aitana Sánchez-Gijón: Anna Amitrano
Diego Abatantuono: Sergio
Fabio Tetta: Antonio Natale
Giorgio Careccia: Felice
Riccardo Zinna: Pietro
Antonella Stefanucci: Assunta
Giulia Matturo: Maria Amitrano
Fabio Antonacci: Remo
Adriana Conserva: Barbara
Stefano Biase: Salvatore
Michele Vasca: Candela
Susy Sánchez: mamma di Filippo

Differenze dal romanzo :
Nel libro, Salvatore non dà a Michele il peggiore dei suoi camioncini giocattolo, ma la peggiore delle squadre del suo Subbuteo. Nel film la scena non si svolge dentro casa sua, ma fuori, e quindi, rispetto al libro, Salvatore non si esercita prima delle lezioni di musica che gli erano state imposte e non spiega a Michele cosa sono gli orsetti lavatori.
Nel libro, quando Michele recupera Filippo da Melichetti (qui chiamato Candela), Filippo si trova vicino al nido di una civetta, non presente nel film.
Nel film Michele ha 10 anni mentre nel libro ne ha 9.
Nel film la madre di Michele si chiama Anna, nel libro Teresa.
Nel libro Michele è distratto mentre gioca a pallone, nel film mentre gioca a Un, due, tre, stella!.
Nel libro Sergio è romano, nel film milanese.
Nel libro Michele è molto affezionato alla sua bicicletta, chiamata la Scassona, nel film questo interesse non viene mostrato.
Nel libro Barbara cerca di fidanzarsi con Michele, nel film no.
Nel libro Michele si fa male ad una caviglia, nel film Michele arriva da Filippo sano e salvo.
Dopo essere fuggito nel libro Filippo non torna indietro, mentre nel film ritorna sui suoi passi e si avvicina a Michele, che apre gli occhi tendendogli la mano.
Nel finale del libro Sergio non compie atti particolari. Nel finale del film Sergio si avvicina a Filippo e vuole ancora ucciderlo, ma viene fermato dagli elicotteri dei carabinieri.

24 maggio 2012

Ventennale della strage di CAPACI

Omaggio alla memoria degli eroi moderni  .


                                         
                                          ( fonte del  Video  : YouTube )

Il loro operato , l´esempio dato , il coraggio dimostrato , il senso dello STATO , il rispetto delle ISTITUZIONI e della LEGGE ci serva a ritrovare la via maestra .

03 maggio 2012

Peppino Impastato , una vita contro la MAFIA


BIOGRAFIA DI GIUSEPPE IMPASTATO




Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi ed il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalinoL'idea socialista e aderisce al PSIUP[1]. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforummusicateatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fondaRadio Autradio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafiaGaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale; col suo cadavere venne inscenato un attentato, atto a distruggerne anche l'immagine, in cui la stessa vittima apparisse come attentatore suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.[2]
Stampaforze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima di suicidio dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare la mattina seguente quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva "restituito" il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma.

L'attività del "Centro siciliano di documentazione", le accuse e le scoperte[modifica]

Riproduzione del cartellone di Radio Autpresente nella sede di Terrasini (PA).
La matrice mafiosa del delitto viene individuata grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Impastato (1916 - 2004), che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa e grazie anche ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione[3] di Palermo, fondato a Palermo nel 1977 da Umberto Santino e dalla moglie Anna Puglisi e dal 1980 intitolato proprio a Giuseppe Impastato. Sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene quindi riaperta l'inchiesta giudiziaria.
Il 9 maggio del 1979, il Centro siciliano di documentazione organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d'Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il paese.
Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.
Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla Pizza connection.
Nel gennaio 1988, il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 lo stesso tribunale decide l'archiviazione del caso Impastato, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi.
Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.
Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell'omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l'inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l'udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.
I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l'Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato.
Nell'udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell'Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione si rendono note le posizioni favorevoli all'ipotesi dell'attentato terroristico poste in essere dai seguenti militari dell'arma: il Maggiore Tito Baldo Honorati; il maggioreAntonio Subranni; il maresciallo Alfonso Travali.[4]
Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent'anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.

Cinema, musica e teatro [modifica]

« Nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio,
negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare,
aveva un cognome ingombrante e rispettato, di certo in quell'ambiente da lui poco onorato,
si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale ti porterà dolore. »
(Dalla canzone I cento passi dei Modena City Ramblers)

Principali iniziative legate al ricordo di Peppino Impastato [modifica]

  • Il 9 settembre 2009 il nuovo sindaco leghista di Ponteranica (BG), Cristiano Simone Aldegani fece rimuovere la targa commemorativa dalla biblioteca comunale, dedicata un anno e mezzo prima a Peppino Impastato, scatenando molte polemiche.[8]
  • Il 31 gennaio 2010 a Manfredonia alla presenza delle autorità civili locali, del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola e del cantautore Roberto Vecchioni è stato inaugurato il "Laboratorio Urbano Culturale" (LUC), centro di aggregazione giovanile, intitolato a Peppino Impastato grazie ad una petizione nata su Facebook.
  • Il 15 maggio 2010 la chiave della casa di Gaetano Badalamenti, sita in corso Umberto, è stata consegnata al sindaco di Cinisi. Al termine del corteo per ricordare il 32º anniversario della morte di Peppino Impastato, il sindaco ha consegnato ufficialmente la chiave dell'immobile all’Associazione Culturale Peppino Impastato di Cinisi.[9]

FORUM SOCIALE ANTIMAFIA: Programma delle iniziative per il 34° anniversario dell'assassinio di Peppino Impastato
10/05/2012

Note [modifica]

  1. ^ Giuseppe Impastato: l'attività, il delitto, l'inchiesta e il depistaggio in Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" - Onlus
  2. ^ Nelle elezioni comunali del 14 maggio del 1978 "Peppino fu eletto consigliere comunale con 260 voti e la lista Democrazia Proletaria conseguì il 6%: fu la prima volta che gli elettori votarono un morto" (fonte)
  3. ^ CSD - HomePage
  4. ^ Fonte: Relazione Parlamentare sul caso Impastato
  5. ^ www.9maggio78.it
  6. ^ Marta sui tubi - sito ufficiale
  7. ^ octopusrecords
  8. ^ «"Via la targa per Peppino Impastato" Decisione shock del sindaco leghista»La Repubblica, 10 9 2009. URL consultato in data 31-10-2009.
  9. ^ La notizia su Repubblica.it


Poesie di Peppino Impastato - Una vita contro la mafia


Bibliografia [modifica]

  • "Peppino Impastato, un giullare contro la mafia", Rizzo Marco e Bonaccorso Lelio, 2009, edizioni BeccoGiallo
  • Felicia Bartolotta Impastato, La mafia in casa mia, intervista a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino, La Luna, Palermo 1986, 2000
  • Salvo Vitale, Nel cuore dei coralli. Peppino Impastato, una vita contro la mafia, Rubbettino, Soveria Mannelli 1995
  • Umberto Santino (a cura di), L'assassinio e il depistaggio. Atti relativi all'omicidio di Giuseppe Impastato, Centro Impastato, Palermo 1998
  • Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio, Relazione della Commissione parlamentare antimafiapresentata da Giovanni Russo Spena, Editori Riuniti, Roma 2001
  • Giuseppe Impastato, Lunga è la notte. Poesie, scritti, documenti, (a cura di Umberto Santino), Centro Impastato, Palermo 2002
  • Anna Puglisi – Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia. A Felicia Bartolotta Impastato, Centro Impastato, Palermo 2005
  • Augusto Cavadi, in Gente bella. Volti e storie da non dimenticare (Candida Di Vita, Don Pino Puglisi,Francesco Lo SardoLucio Schirò D'Agati, Giorgio La Pira, Peppino Impastato), Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2004.
  • Claudio FavaMarco Tullio Giordana, Monica Zapelli, I cento passiFeltrinelli , 2001.ISBN 88-07-81650-4
  • Giorgio Di Vita, Non con un lamento, Navarra Editore, Palermo 2010 ISBN 9788895756325.
  • Guido Orlando e Salvo Vitale (a cura di), Amore Non Ne Avremo, Navarra Editore, collana Fiori di Campo, Palermo 2009 ISBN 9788895756097.

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