E allora: perché parla di “incomprensione” Gianni Borgna: “Pasolini, che pur essendo di sinistra, non era particolarmente amato dalla sinistra e dai comunisti, perché era un voce fuori dal coro. La destra, soprattutto l’estrema, lo avversava anche per la sua omosessualità; anche se ha detto cose che, in fondo, potevano essere apprezzate da chi era di destra. Pasolini andava fuori dagli schemi. Questa incomprensione conclude – è sbagliata perché Pasolini, con la sua grande capacità di anti vedere certi fenomeni o certi processi, avrebbe, anzi, dovuto essere considerato un punto di riferimento un po’ da tutti, un vero testimone del suo tempo”.
I professori, ingiustamente bistrattati, hanno una capacità diversa di parlare, di farsi capire, da tutti”. Il 18 febbraio 2011, su “L’Espresso”, Gianni Borgna con Walter Veltroni, ricominciano ad aprire il caso Pasolini, parlando non di un omicidio di impeto, ma di un agguato da parte di un gruppo. “Come ho sempre dichiarato, come altri, si e’ trattato sicuramente di un omicidio premeditato, da parte di più persone, come del resto la sentenza del Tribunale dei minori, che condannò Pelosi in prima istanza, aveva affermato. “Da lì si doveva partire e mi auguro che l’inchiesta che e’stata riaperta ormai da più di un anno, ripartendo da li, riesca a fare chiarezza”.
Attento osservatore della trasformazione della società dal dopoguerra sino alla metà degli
anni settanta, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente
società dei consumiitaliana, ma anche nei confronti del
Sessantotto e dei suoi protagonisti.

Pier Paolo Pasolini e la madre
L'infanzia e la giovinezza [modifica]
Pier Paolo Pasolini, primogenito dell'ufficiale
bolognese Carlo Alberto Pasolini e della maestra
casarsese Susanna Pasolini (nata
Colussi), nacque nella zona universitaria di
Bologna, il
5 marzo 1922, in una foresteria militare, in Via Borgonuovo 4, dove ora c'è una targa in marmo che lo ricorda. A causa dei frequenti trasferimenti del padre, la famiglia, che risiedeva a
Parma, nel
1923 si trasferì a
Conegliano, e nel
1925 a
Belluno, dove nacque il fratello
Guido Alberto. Nel
1927 i Pasolini furono nuovamente a
Conegliano, dove Pier Paolo prima di compiere i sei anni fu iscritto alla prima
elementare.
L'anno successivo traslocarono a
Casarsa della Delizia, in
Friuli, ospiti della casa materna, poiché il padre era agli
arrestiper alcuni
debiti di
gioco. La madre, per far fronte alle difficoltà economiche, riprese l'insegnamento. Terminato il periodo di detenzione del padre, ripresero i trasferimenti ad un ritmo quasi annuale. Fondamentali rimasero i soggiorni estivi a Casarsa.
| « … vecchio borgo… grigio e immerso nella più sorda penombra di pioggia, popolato a stento da antiquate figure di contadini e intronato dal suono senza tempo della campana.[2] » |
Nel
1929 i Pasolini si spostarono nella vicina
Sacile, sempre in ragione del mestiere del capofamiglia, e in quell'anno Pier Paolo aggiunse alla sua passione per il disegno quella della scrittura, cimentandosi in versi ispirati ai semplici aspetti della natura che osservava a Casarsa.
Dopo un breve soggiorno a
Idria nella
Venezia Giulia (oggi in territorio
sloveno), la famiglia ritornò a Sacile, dove Pier Paolo affrontò l'esame di ammissione al
ginnasio. A Conegliano iniziò a frequentare la prima classe, ma a metà dell'anno scolastico
1932-
1933 il padre fu trasferito a
Cremona dove la famiglia rimase fino al
1935, quando ci fu un nuovo spostamento a
Scandiano(con gli inevitabili problemi di adattamento). In Pier Paolo crebbe la passione per la poesia e la letteratura, mentre lo abbandonava il fervore religioso del periodo dell'infanzia. Al ginnasio di
Reggio Emilia conobbe il primo vero amico della giovinezza,
Luciano Serra, che incontrò ancora l'anno seguente al
Liceo Galvani di
Bologna.
A Bologna, dove trascorrerà sette anni («Bella e dolce Bologna! Vi ho passato sette anni, forse i più belli…» Pier Paolo coltivò nuove passioni, come quella del
calcio, e alimentò la sua passione per la lettura comprando numerosi volumetti presso le bancarelle di libri usati del Portico della Morte. Le letture spaziavano da
Dostoevskij,
Tolstoj e
Shakespeare ai poeti
romantici del periodo di Manzoni.
Al
Liceo Galvani di Bologna fece conoscenza con altri amici, tra i quali Ermes Parini, Franco Farolfi, Elio Melli, e con loro costituì un gruppo di discussione letteraria. Intanto la sua carriera scolastica proseguiva con eccellenti risultati e nel
1939 venne promosso alla terza liceo con una media tanto alta da indurlo a saltare un anno per presentarsi alla maturità in autunno.

Pier Paolo Pasolini con gli amici a Bologna nel 1937
Frequentava intanto il Cineclub di Bologna dove si appassionò al ciclo dei
film di
René Clair; si dedicò allo
sport e fu promosso capitano di calcio della Facoltà di Lettere; faceva gite in
bicicletta con gli amici e frequentava i campeggi estivi che organizzava l'Università di Bologna. Con gli amici – l'immagine da offrire ai quali era sempre quella del "noi siamo virili e guerrieri", cosicché non percepissero nulla dei suoi travagli interiori – si incontrava, oltre che nelle aule dell'Università, anche nei luoghi istituiti dal Regime
fascistaper la gioventù, come il
GUF, i campeggi della "Milizia", le competizioni dei
Littoriali della cultura. Procedevano in questo periodo le letture delle
Occasioni di
Montale, di
Ungaretti e delle traduzioni dei
lirici greci di
Quasimodo, mentre fuori dall'ambito poetico leggeva soprattutto
Freud e ogni cosa che fosse disponibile in traduzione
italiana.
Nel
1941 la famiglia Pasolini trascorse come ogni anno le vacanze estive a Casarsa, e Pier Paolo scrisse
poesie che allegava alle lettere per gli amici bolognesi tra i quali, oltre l'amico Serra, erano inclusi
Roberto Roversi e il
cosentino Francesco Leonetti, verso i quali sentiva un forte sodalizio:
| « L'unità spirituale e il nostro modo unitario di sentire sono notevolissimi, formiamo già cioè un gruppo, e quasi una poetica nuova, almeno così mi pare.[3] » |
I quattro giovani pensarono di fondare una rivista dal titolo Eredi alla quale Pasolini volle conferire un programma sovraindividuale:
| « Davanti a Eredi dovremo essere quattro, ma per purezza uno solo.[3] » |
La rivista non vedrà la luce a causa delle restrizioni ministeriali sull'uso della carta, ma quell'estate del 1941 rimarrà per i quattro amici indimenticabile. Iniziarono intanto ad apparire nelle poesie di Pasolini alcuni frammenti di dialogo in
friulano anche se le poesie inviate agli amici continuavano ad essere composte da versi improntati alla
letteratura in lingua italiana.
Le prime esperienze letterarie [modifica]
Di ritorno da Casarsa all'inizio dell'autunno scoprì di aver nel cuore la lingua friulana e tra gli ultimi mesi del 1941 e i primi del
1942 scrisse i versi che, raccolti in un libretto intitolato
Poesie a Casarsa, verranno pubblicati a spese dell'autore e saranno subito notati da
Gianfranco Contini (che gli dedicherà una recensione positiva), da
Alfonso Gatto e dal critico
Antonio Russi.
A Bologna intanto riprese la fervida vita culturale, che si svolse all'interno dell'università, e, anche perché incoraggiato dal giudizio positivo che
Francesco Arcangeli aveva dato ai suoi quadri, chiese di svolgere una tesi di laurea sulla pittura italiana contemporanea con
Roberto Longhi, docente di
Storia dell'arte. Di questa tesi, il cui manoscritto andrà perduto durante i giorni dell'
otto settembre del 1943, Pasolini abbozzerà solamente i primi capitoli per poi rinunciarvi e passare ad una tesi più motivata sulla poesia del
Pascoli. Scelto come relatore il suo professore di
letteratura Italiana Carlo Calcaterra, Pasolini lavorò al progetto dell'
Antologia della lirica pascoliana tra il 1944 e il 1945, mettendo a punto, dopo un'ampia introduzione in cui sono esposte e discusse le premesse teoriche cui è informato lo studio, una personale selezione di testi dalle differenti raccolte del Pascoli, analizzati e commentati con sensibilità peculiare. La discussione della tesi fu il 26 novembre 1945, ma solo nel 1993 l'
Antologia vide la luce per i tipi della casa editrice
Einaudi.
La
GIL di Bologna aveva intanto in programma di pubblicare una
rivista,
Il Setaccio, con qualche fronda culturale. Pasolini aderì e ne diventò redattore capo, ma presto entrò in contrasto con il direttore responsabile che era molto ligio alla retorica del regime. La rivista cesserà le pubblicazioni dopo soli sei numeri ma rappresenterà per Pasolini un'esperienza importante, grazie alla quale comprenderà la natura regressiva e provinciale del fascismo e maturerà un atteggiamento culturale
antifascista.
Sempre in quell'anno partecipò ad un viaggio nella
Germania nazista, organizzato come incontro della gioventù universitaria dei paesi fascisti, che gli rivelò aspetti della
cultura europea sconosciuti al
provincialismo italiano. Al ritorno dal viaggio pubblicò, sulla rivista del GUF, l'articolo – evidentemente sfuggito alla censura –
Cultura italiana e cultura europea a Weimar, che anticipava già quello che sarà il Pasolini "corsaro", e sul "Setaccio" tracciò le linee di un programma culturale i cui principi erano quelli dello sforzo di autocoscienza, del travaglio interiore, individuale e collettivo, e della sofferta sensibilità critica.
Il periodo della guerra [modifica]
Il 1942 si concluse con la decisione della famiglia di sfollare in
Friuli, a Casarsa, ritenuto un luogo più tranquillo e sicuro per attendere la fine della
guerra. Nel
1943 a Casarsa il giovane Pier Paolo fu colto da quei turbamenti erotici che in passato aveva cercato di allontanare:
| « Un continuo turbamento senza immagini e senza parole batte alle mie tempie e mi oscura. » |
Continuava intanto a tenersi in contatto epistolare con gli amici, ai quali questa volta non volle nascondere nulla, raccontando quanto gli stava capitando:
| « Ho voglia di essere al Tagliamento, a lanciare i miei gesti uno dopo l'altro nella lucente cavità del paesaggio. Il Tagliamento qui è larghissimo. Un torrente enorme, sassoso, candido come uno scheletro. Ci sono arrivato ieri in bicicletta, giovane indigeno, con un più giovane indigeno di nome Bruno… » |
Alla vigilia dell'
Armistizio, Pasolini fu chiamato alle armi. Costretto ad arruolarsi a
Livorno nel
1943, all'indomani dell'
8 settembre disobbedì all'ordine di consegnare le armi ai
tedeschi e riuscì a fuggire travestito da contadino e a rifugiarsi a
Casarsa. Lì c'erano alcuni giovani appassionati di poesia con i quali il giovane Pasolini cercò di formare un gruppo culturale che rivendicasse l'uso letterario del friulano casarsese contro l'egemonia di quello udinese. Il nuovo gruppo si propose di pubblicare una rivista che fosse in grado di rivolgersi al pubblico del paese e nello stesso tempo promuovere la sua poetica. Il primo numero della rivista uscì nel maggio del
1944 con il titolo "Stroligùt di cà da l'aga" ("Lunario [pubblicato] di qua dell'acqua [il Tagliamento]").
Nel frattempo la tranquillità di Casarsa era compromessa dai
bombardamenti e dai rastrellamenti di fascisti per l'arruolamento forzato nel nuovo esercito della
Repubblica di Salò ed iniziavano a formarsi i primi gruppi
partigiani. Pier Paolo cercò di astrarsi il più possibile dedicandosi agli studi e alla poesia, e intanto aprì in casa sua una piccola scuola privata per quegli studenti che a causa dei bombardamenti non potevano raggiungere le scuole di
Pordenone o il ginnasio di
Udine. Nell'ottobre del
1944 Pier Paolo e la madre – il fratello Guido si era intanto unito alle formazioni partigiane della
Carnia – si trasferirono a
Versuta, che sembrava essere un luogo più tranquillo e lontano dagli obiettivi militari. Nel villaggio mancava la scuola e i ragazzi dovevano percorrere più di un chilometro per raggiungere la loro sede scolastica. Susanna e Pier Paolo decisero così di aprire una scuola gratuita nella loro casa. In questo periodo Pier Paolo visse il suo primo
amore per un allievo tra i più grandi («In quelle membra splendevano un'ingenuità, una grazia… o l'ombra di una razza scomparsa che durante l'adolescenza riaffiora») e, al contempo, si innamorò di lui una giovane
violinista slovena, Pina Kalč, che aveva raggiunto con la sua famiglia il rifugio di Pasolini. La vicenda del ragazzo e l'amore di Pina per lui si intrecciarono complicando dolorosamente quei lunghi mesi che mancavano alla fine della
guerra.
| « Friulanità assoluta, tradizione romanza, influenza delle letterature contemporanee, libertà, fantasia. » |

Pier Paolo Pasolini e la scolaresca della scuola media di Valvasone
In agosto fu pubblicato il primo numero de
Il Stroligut, con una numerazione nuova per distinguersi dal precedente
Stroligut di cà da l'aga e, nello stesso periodo, iniziò la serie dei "diarii" in versi italiani pubblicati in un primo volumetto a spese dell'autore. Nello stesso anno aderì all'"Associazione per l'autonomia del Friuli" e dopo il ritorno del padre, prigioniero degli inglesi in Africa poi rimpatriato dal
Kenya, Pasolini discusse la tesi di
laurea su
Antologia della poesia pascoliana: introduzione e commenti. Con la laurea il ruolo di Pasolini come insegnante-direttore della scuola, che era stato fortemente contrastato dal provveditorato dal momento che alla sua fondazione egli non era ancora laureato, divenne effettivo.
Gli anni del dopoguerra [modifica]
Uscirono intanto nel
1946, con la data del 1945, sulle "Edizioni dell'Academiuta", una breve raccolta di poesie intitolata
I Diarii e, sulla
rivista fiorentina Il Mondo, due poesie scelte e tratte dalla raccolta dallo stesso Montale. Isolato a Versuta (la casa di Casarsa fu distrutta dai bombardamenti) Pasolini cercò di ristabilire i rapporti con il mondo letterario e scrisse a Gianfranco Contini per presentargli il progetto di trasformare lo
Stroligùt da semplice foglio a rivista. In seguito alla visita fatta da Silvana Mauri, sorella di un suo amico e innamorata di Pasolini, a Versuta, si recò in agosto a
Macugnaga dove risiedeva la famiglia Mauri, e approfittando dell'occasione si recò a
Domodossola per incontrare Contini.
Usciva nel frattempo a
Lugano il bando del premio "Libera Stampa" e Contini, che era membro della giuria, sollecitò il giovane amico a inviare il dattiloscritto che gli aveva mostrato,
L'usignolo della Chiesa cattolica, con la seconda parte de
Il pianto della rosa. L'operetta riceverà solamente una segnalazione ma intanto Pasolini uscì dal suo isolamento e, grazie anche al clima più sereno del dopoguerra, ricominciò a frequentare la compagnia dei ragazzi più grandi di Versuta. In ottobre Pasolini si recò a
Roma dove fece la conoscenza di alcuni letterati che lo invitarono a collaborare alla "
Fiera Letteraria" e nel maggio iniziò le prime pagine del
diario intimo che chiamò
Quaderni rossi perché scritti a mano su quaderni scolastici dalla copertina rossa. Completò inoltre il
drammain
italiano in tre atti intitolato
Il Cappellano e pubblicò, nelle Edizioni dell'Academiuta, la raccolta poetica, sempre in italiano,
I Pianti.

La loggia di San Giovanni, dove Pasolini affiggeva i suoi manifesti politici giovanili, prima d'essere espulso dal partito
Il
26 gennaio del
1947 Pasolini scrisse sul quotidiano "Libertà" di
Udine una dichiarazione che farà scalpore tra i politici comunisti che smentirono la sua iscrizione al
PCI: «Noi, da parte nostra, siamo convinti che solo il comunismo attualmente sia in grado di fornire una nuova cultura "vera", una cultura che sia moralità, interpretazione intera dell'esistenza». Dopo la guerra Pasolini, che era stato a lungo indeciso sul campo in cui scendere, osservò le nuove esigenze di
giustizia che erano nate nel rapporto tra il padrone e le varie categorie di diseredati e non ebbe dubbi sulla parte da cui voleva schierarsi. Cercò così di consolidare una prima infarinatura dottrinaria con la lettura di
Karl Marx e soprattutto con i primi libri di
Antonio Gramsci. Scriverà all'amica poetessa
Giovanna Bemporad:
| « L'altro è sempre infinitamente meno importante dell'io ma sono gli altri che fanno la storia. » |
Ed è pensando all'altro che nacque la decisione importante di aderire al comunismo.
Progettò intanto di allargare la collaborazione della rivista dell'Academiuta alle altre letterature neolatine e fu messo in contatto, da Contini, con il poeta
catalano in esilio
Carles Cardó. Sempre a Contini inviò la raccolta completa delle sue poesie in friulano che per ora si intitolava
Cjants di un muàrt, titolo che verrà cambiato in seguito in
La meglio gioventù. Non riuscì però ad ottenere l'aiuto di nessun editore per pubblicare i versi. Malgrado queste delusioni letterarie egli si sentiva felice e scriverà agli amici:
| « Sono sereno e anzi, in preda a un'avida e dionisiaca allegrezza. » |
Alla fine dell'anno ottenne l'incarico di insegnare materie letterarie alla prima media della scuola di
Valvasone, che raggiungeva ogni mattina in bicicletta. Continuò con grande convinzione la sua adesione al PCI e in gennaio partecipò alla manifestazione, che si tenne nel centro di San Vito, organizzata dalla
Camera del lavoro per ottenere l'applicazione del
Lodo De Gasperi e fu in questa occasione che, osservando le varie fasi degli scontri con la
polizia e parlando con i giovani contadini, si delineò il progetto di scrivere un
romanzo su quel mondo in fermento. Il primo titolo del romanzo è
La meglio gioventù. Sempre impegnato nel PCI partecipò nel febbraio del
1949 al primo congresso della
Federazione comunista di
Pordenone e in Maggio si recò a
Parigi per il
Congresso mondiale della pace. Nell'ottobre dello stesso anno, Pier Paolo venne però denunciato per
corruzione di minorenni e atti osceni in luogo pubblico e i suoi avversari politici, sfruttando lo scandalo, lo accusarono di
omosessualità[5] mentre i dirigenti del PCI di
Udine decisero di espellerlo dal partito. Gli venne anche tolto l'incarico dall'insegnamento.
Trascorsero due mesi molto difficili per Pier Paolo che nel gennaio del
1950 si rifugerà con la madre a Roma. I primi tempi a Roma saranno difficili per il giovane che sentiva il dovere di trovare un lavoro. Mentre cercava senza successo di dare lezioni private, si iscrisse al
sindacato comparse di
cinecittà, si offrì come correttore di bozze presso un
giornale, riuscì a pubblicare qualche
articolosu alcuni
quotidiani cattolici e continuò a scrivere i romanzi che aveva iniziato in Friuli:
Atti impuri,
Amado mio,
La meglio gioventù. Inizia a scrivere
Ragazzi di vita e alcune pagine romane, come
Squarci di notti romane,
Gas e Giubileo, che saranno in seguito riprese in
Alì dagli occhi azzurri. Dopo l'
amicizia con
Sandro Penna, che diventò l'amico inseparabile delle passeggiate notturne sul lungo
tevere, conobbe nel
'51 un giovane imbianchino,
Sergio Citti, che lo aiuterà ad apprendere il
gergo e il
dialetto romanesco costituendo, come scriverà lo stesso Pasolini, il suo "dizionario vivente". Compose in questo periodo le poesie che verranno raccolte in
Roma 1950 – Diariopubblicate nel
1960 da
Scheiwiller e finalmente, nel dicembre dello stesso anno, fu assunto come insegnante nella scuola media parificata di
Ciampino. Durante l'estate pubblicò sulla
rivistaParagone il
racconto Il Ferrobedò, che diventerà in seguito un
capitolo di "Ragazzi di vita", scrisse il
poemetto L'Appennino che farà da apertura a
Le ceneri di Gramsci e altri racconti romani. In questo periodo strinse amicizia con
Giorgio Caproni,
Carlo Emilio Gadda e
Attilio Bertolucci grazie al quale firmerà il primo
contratto editoriale per una
Antologia della poesia dialettale del Novecentoche uscirà nel dicembre del
'52 con una recensione di Eugenio Montale.
Nel
1953 prese a lavorare ad una
antologia della poesia popolare, per la collana dell'editore
Guandadiretta dall'amico Bertolucci, che uscirà con il titolo
Canzoniere italiano nel
1955 e nel frattempo pubblicò il primo volumetto di versi friulani
Tal còur di un frut. Nell'ottobre dello stesso anno uscì su "Paragone" un'altra anticipazione del futuro
Ragazzi di vita e Bertolucci lo segnalò a
Livio Garzantiperché si impegnasse a pubblicare il romanzo.
Nel
1954, in situazione di ristrettezze economiche, riesce a far pubblicare
La meglio gioventù, una raccolta di poesie in friulano con una dedica a Gianfranco Contini, con cui Pasolini vinse il Premio Giosuè Carducci, premio storico, ancora oggi vigente, della città di
Pietrasanta (LU). Come scrive in una lettera indirizzata a
Vittorio Sereni, datata 7 agosto 1954, Pasolini si trova ad accettare il Premio soprattutto "per l'urgente, odioso bisogno delle 150mila".
Prime esperienze cinematografiche e pubblicazioni letterarie [modifica]
Il
28 ottobre del
1955 il vecchio amico cosentino
Francesco Leonetti gli aveva scritto dicendo che era giunto il momento di fare una nuova rivista, annunciando in questo modo quella che diventerà presto "
Officina", rivista che ritrova i suoi precedenti nella rivista giovanile "Eredi". Il progetto della rivista, lanciato appunto da Leonetti e da
Roberto Roversi, procedette in quello stesso anno con numerosi incontri per la stesura del programma al quale Pasolini aderì attivamente.
Sempre nel 1955 uscì l'antologia della poesia popolare,
Canzoniere italiano con una dedica al fratello Guido e in luglio Pasolini si recherà a
Ortisei con Giorgio Bassani per lavorare alla sceneggiatura di un film di
Luis Trenker. Questo è il periodo in cui
cinema e
letteratura iniziano a procedere su due binari paralleli come scrive Pasolini stesso a Contini:
| « Procedo parallelo per due binari speriamo verso nuove stazioni. Non ne inorridisca come fanno i letterati mediocri qui a Roma: ci senta un po' di eroismo. » |
Polemiche e denunce [modifica]
Continuava nel frattempo la
polemica della critica marxista a
Ragazzi di vita e Pasolini pubblicò sul numero di aprile della nuova rivista
Officina un articolo contro Salinari e Trombatore che scrivevano sul
Contemporaneo. A luglio si tenne a Milano il processo contro
Ragazzi di vita che terminerà con una
sentenza di assoluzione con "formula piena", grazie anche alle testimonianze di
Carlo Bo, che aveva dichiarato il libro essere ricco di valori religiosi "perché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati" e non contenente oscenità perché "i dialoghi sono dialoghi di ragazzi e l'autore ha sentito la necessità di rappresentarli così come in realtà", e di
Giuseppe Ungaretti, che inviò una lettera firmata ai magistrati che si occupavano del caso
Ragazzi di vita dicendo loro che si trattava di un abbaglio clamoroso perché il romanzo di Pasolini era semplicemente la cosa più bella che si poteva leggere in quegli anni
[6].
Cineasta e letterato [modifica]
Nel mese di agosto scrisse la sceneggiatura per il film di
Mauro Bolognini,
Marisa la civetta, e contemporaneamente collaborò con
Fellini alle
Notti di Cabiria. Alternando il suo impegno di cineasta con quella di letterato, scrisse, in questo periodo, articoli di critica sul settimanale "Il Punto" (la prima recensione sarà per "La Bufera" di Montale) e assiste i nuovi giovani scrittori di "Officina", come
Arbasino,
Sanguineti e
Alfredo Giuliani, che emergeranno in seguito nel
Gruppo '63. Fece nuove amicizie tra le quali si annovera quella con
Laura Betti,
Adriana Asti,
Enzo Siciliano,
Ottiero Ottieri.
Il dattiloscritto de
Le ceneri di Gramsci, composto da undici poemetti scritti tra il 1951 e il 1956, venne spedito da Pasolini a Garzanti nell'agosto del
1957. L'opera, come già era successo per
Ragazzi di vita, accese un contrastato dibattito critico ma ebbe un forte impatto sul pubblico che in quindici giorni esaurì la prima edizione. Al premio Viareggio, che si tenne nell'agosto di quell'anno, il libro venne premiato insieme al volume
Poesie di Sandro Penna, e
Quasi una vicenda, di Alberto Mondadori.
Italo Calvino aveva già espresso, con dure parole, il suo giudizio nei confronti del disinteresse di alcuni critici marxisti sostenendo che per la prima volta "in un vasto componimento poetico viene espresso con una straordinaria riuscita nell'invenzione e nell'impiego dei mezzi formali, un conflitto di idee, una problematica culturale e morale di fronte a una concezione del mondo socialista".
Collaborò intanto a "Vie Nuove" e a luglio, in veste di inviato speciale, si recò a
Mosca al Festival della gioventù mentre presso l'editore
Longanesi uscirono i versi de
L'usignolo della Chiesa cattolica. Lavorò anche alacremente a "Una vita violenta", scrisse la sua prima autonoma sceneggiatura, "
La notte brava", e collaborò con Bolognini a "
Giovani mariti"
[7].
Nel dicembre del
1958 terminò
Una vita violenta che consegnerà all'editore
Garzanti nel marzo del
1959 e, alla fine di un lungo lavoro di "autocensura" reso necessario soprattutto per un episodio considerato dall'editore pericoloso dal punto di vista politico, il libro uscirà a maggio dello stesso anno ma, come già successo per Ragazzi di vita, non otterrà né il premio Viareggio né quello Strega. Apprezzato e stimato comunque da una consistente gruppo di letterati otterrà il "premio Crotone" da una giuria composta da
Ungaretti,
Debenedetti,
Moravia,
Gadda e
Bassani.
Durante l'estate Pasolini fece un viaggio
giornalistico lungo le
coste italiane come inviato del mensile
Successo e scrisse tre puntate dal titolo
La lunga strada di sabbia. Traduce l'
Orestiade di
Eschilo per la compagnia
teatrale di
Vittorio Gassman e riordinò i
versi che compongono
La religione del mio tempo. L'
Azione cattolica nel frattempo aveva provveduto a sporgere denuncia "per oscenità" alla magistratura per "Una vita violenta", denuncia che verrà però subito archiviata.
Il suo primo film: Accattone [modifica]

Pasolini durante le riprese di Accattone
Si era intanto prospettato alla sua mente il progetto di scrivere un film in proprio dal titolo
La commare secca, ma i fatti di luglio, con i drammatici giorni del
governo Tambroni, gli faranno mettere da parte il progetto per scrivere il soggetto di
Accattone. L'amico Bolognini gli trovò un
produttore,
Alfredo Bini, al quale Pier Paolo spiegò come voleva fosse girato il film: molti primi piani, prevalenza dei personaggi sul paesaggio e soprattutto grande semplicità. Protagonista sarà
Franco Citti, il fratello di
Sergio.
Federico Fellini, per il quale aveva scritto una scena de
La dolce vita, lo aiutò a realizzare due sequenze del film.

Pasolini presentato come corruttore della gioventù sul settimanale di destra "Il borghese" nel 1960
Il 30 giugno di quello stesso anno Pasolini ricevette una denuncia della polizia per favoreggiamento personale perché aveva dato un passaggio a due ragazzi di
Trastevere che erano stati coinvolti in una rissa. Ne risulterà innocente ma l'accanimento contro la sua persona lo amareggerà molto.
| « Questa è una cattiveria, che, a colui che ne è colpito, dà un profondo dolore: gli dà il senso di un mondo di totale incomprensione, dove è inutile parlare, appassionarsi, discutere; gli dà il senso di una società dove per sopravvivere, non si può che essere cattivi, rispondere alla cattiveria con la cattiveria… Certamente quello che devo pagare io è particolarmente pesante, delle volte mi dà un vero e proprio senso di disperazione, ve lo confesso sinceramente. » |
Sempre nel 1960 uscirono due volumi di vecchi versi,
Roma 1950 – Diario e
Sonetto primaverile. Prima del
Capodanno del
1961 partì per l'
India con
Alberto Moravia e
Elsa Morante e il viaggio gli fornirà il materiale per scrivere una serie di articoli per
Il Giorno che andranno a formare il volume
L'odore dell'India. A maggio venne pubblicata la raccolta
La religione del mio tempo molto apprezzata dall'amico
Franco Fortini che gli scriverà: "Vorrei che fossi qui per abbracciarti".
Erano intanto iniziate nel mese di aprile le riprese del film l'
Accattone che a settembre viene presentato al
Festival di Venezia. Non particolarmente apprezzato dalla critica italiana, a
Parigi, dove venne presto proiettato, ricevette invece il giudizio entusiastico di
Marcel Carné e di
André Chamson.
Gli anni sessanta [modifica]
Nell'autunno del 1961 si recò al
Circeo nella villa di un'amica per scrivere insieme a Sergio Citti la
sceneggiatura del film
Mamma Roma la cui lavorazione verrà programmata per la primavera del
1962, annoverando fra gli interpreti
Anna Magnani. Terminò nel frattempo il romanzo del periodo friulano,
Il sogno di una cosa, che verrà pubblicato in maggio e tra aprile e giugno lavorò alle riprese di Mamma Roma che verrà presentato alla Mostra del cinema di Venezia ottenendo un grande successo.

Pier Paolo Pasolini durante il processo
Durante il settembre di quello stesso anno Pasolini partecipò a un convegno che si tenne alla Cittadella di
Assisi[8] ed ebbe occasione di leggere il
Vangelo di San Matteo. Da questa lettura nacque l'idea di produrre un film. Nel frattempo partecipò, con il produttore Bini, ad un film a episodi insieme a
Roberto Rossellini,
Jean-Luc Godard e
Ugo Gregoretti e in quell'occasione pensò di ricavare un
mediometraggio su una ricostruzione cinematografica della
Passione di Cristo scritta durante la lavorazione di Mamma Roma dal titolo
La ricotta che uscirà il primo marzo del
1963 accolto da un pubblico poco partecipe e che verrà sequestrato lo stesso giorno della sua uscita con l'accusa di "vilipendio alla religione di stato".
Il processo, che verrà tenuto a Roma tra il 6 e il 7 marzo, condannò Pasolini a quattro mesi di
reclusione per essere "colpevole del delitto ascrittogli" e il film venne sequestrato fino al dicembre dello stesso anno.
| « L'accusa era quella di vilipendio alla religione. Molto più giusto sarebbe stato incolpare il regista di aver vilipeso i valori della piccola e media borghesia italiana. » |
La condanna, dopo l'assoluzione conseguita nel secondo grado di giudizio, fu confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 24 febbraio 1967, che tuttavia annullava gli effetti senza rinvio, perché il reato risultava estinto dall’amnistia del 1966.
Continuò intanto a tenere i contatti con la Cittadella di Assisi e nel febbraio iniziò le ricerche
filologiche e
storiche per poter realizzare il progetto di girare un film che avesse come soggetto il
Vangelo. Insieme al
biblista Andrea Carraro e un
troupe di tecnici compì viaggi in
Israele e
Giordania per trovare i luoghi e le persone adatte per la realizzazione del film. Il personaggio più difficile da trovare fu il
Cristo che Pasolini volle dai lineamenti forti e decisi. Dopo averlo cercato tra poeti come
Evtusenko,
Ginsberg e
Goytisolo, trovò per caso uno studente
spagnolo, Enrique Irazoqui, dal volto fiero e distaccato simile ai Cristi dipinti dal
Goya o da
El Greco, e comprese di aver trovato la persona giusta.
Nel maggio del
1964 pubblicò la quarta raccolta di versi italiani
Poesia in forma di rosa e il
24 aprileiniziarono le riprese del
Vangelo secondo Matteo che verranno concluse all'inizio dell'estate. L'opera è stata girata nei paesaggi rupestri di
Matera e
Massafra utilizzando moltissime comparse locali. Il film, presentato a settembre dello stesso anno a
Venezia, venne stroncato all'inizio da molti intellettuali di sinistra tra i quali
Sciascia e Fortini. Il film venne presentato a
Parigi malamente accolto da alcuni critici di sinistra tra i quali
Jean-Paul Sartre. Ma il film, presentato in tutti i paesi
europei, ottenne un grande successo di pubblico e partecipò alla prima edizione della
Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. In quella occasione Pasolini conobbe
Roland Barthes.

Sandro Penna con Pier Paolo Pasolini
Nel mese di ottobre del
1965 iniziarono le riprese del nuovo film
Uccellacci e uccellini che trattava il tema della crisi politica del PCI e del marxismo in chiave "ideocomica". Tra gli attori compariranno
Totò e il giovane
Ninetto Davoli. Totò era stato scelto perché il film, che si svolgeva tra il
reale e il
surreale, aveva bisogno di un
attore che fosse un po'
clown. I titoli di testa e di coda del film sono cantati da
Domenico Modugno.
Nel novembre del 1965 uscì anche la raccolta narrativa con il titolo suggerito da
Sartre Alì dagli occhi azzurriche conteneva nella parte centrale le sceneggiature de
La notte brava,
Accattone,
Mamma Roma,
La ricotta, mentre la prima e l'ultima parte era costituita da racconti che risalivano agli
anni cinquanta e dagli abbozzi dei romanzi
Il Rio della grana e
La Mortaccia.
Già sofferente di
ulcera, nel marzo del
1966, Pasolini, venne colpito da una forte
emorragia che lo costrinse a letto. Sarà l'occasione di rileggere con calma i
Dialoghi di
Platone che lo stimoleranno a scrivere un
teatro simile alla
prosa. Terminata la convalescenza lavorò a
Bestemmia, un romanzo sotto forma di sceneggiatura in versi, e abbozzò
Orgia e
Bestia da stile e tra maggio e giugno lavorò ad alcuni
drammi che voleva rappresentare all'estero.
Intanto, al
Festival di Cannes che si tenne il
3 maggio, il film
Uccellacci e uccellini ebbe grande successo e l'intervento positivo di
Roberto Rossellini durante la conferenza
stampa suscitò grande interesse. Tra la primavera e l'estate del 1966 scrisse la bozza dei film
Teorema e l'
Edipo re oltre ad elaborare altri drammi:
Pilade,
Porcile e
Calderón. In agosto si recò a
New York e durante il soggiorno pensò di ambientare in questa
città un film su
San Paolo. Conobbe in quell'occasione
Allen Ginsberg che rincontrerà l'anno seguente a
Milano.
In aprile ebbero inizio le riprese dell'Edipo re nei
deserti rossi del Marocco del sud che continueranno, per alcune scene, nella pianura di
Lodi e per il finale nella città di
Bologna. Il film, che verrà presentato alla Mostra di Venezia quello stesso anno, non ebbe successo in Italia, mentre ottenne il favore del pubblico e della critica in
Francia e in
Giappone. Nello stesso anno scrisse saggi di teoria e tecnica cinematografica che verranno raccolti nel
1972 in
Empirismo eretico.
Nel marzo del
1968 venne dato alle stampe il romanzo
Teorema che sarà trasformato successivamente nel soggetto di un
film che verrà presentato alla Mostra di Venezia quello stesso anno e che vincerà il secondo premio della carriera di Pasolini, il "
premio Ocic".
Jean Renoir, che assistette alla prima, dirà a un
giornalista: "
A chaque image, à chaque plan, on sent le trouble d'un artiste".
Autore di canzoni [modifica]
A partire dagli anni Sessanta Pier Paolo Pasolini fu anche autore di canzoni, cercando un collegamento tra la
poesia e la
canzone d'autore. Le prime canzoni furono scritte su musiche di
Piero Umiliani,
Franco Nebbia e
Piero Piccioni, e vennero incise da
Laura Betti nel
1961, si tratta di
Macrì Teresa detta Pazzia,
Il valzer della toppa,
Cocco di mamma e
Cristo al Mandrione.
Il valzer della toppa venne in seguito reincisa da
Gabriella Ferri, che la inserì nel
1973 nel suo album
Sempre, mentre
Cristo al Mandrione fu reinterpretata da
Grazia De Marchi e, nel
1997, dalla Ferri nel suo album
Ritorno al futuro.
Nel
1963 collaborò con
Sergio Endrigo, per cui preparò un testo utilizzando alcuni versi tratti dalla raccolta
La meglio gioventù; la canzone che nasce è
Il soldato di Napoleone, contenuta nel primo
33 giri del cantautore istriano.
| « Recitai nell'episodio Cosa sono le nuvole, e dal titolo del film nacque anche una canzone, che scrivemmo insieme. È una canzone strana: mi ricordo che Pasolini realizzò il testo estrapolando una serie di parole o piccole frasi dell'Otello di Shakespeare e poi unificando il tutto.[10] » |
La polemica con i giovani sessantottini [modifica]
In seguito ai celebri
scontri di Valle Giulia, scoppiati tra i reparti della polizia che avevano occupato preventivamente la facoltà romana di Architettura e giovani studenti, scrisse la poesia
Il P.C.I. ai giovani!![11] che, destinata alla rivista "Nuovi Argomenti" uscì, senza preavviso, su l'
Espresso scatenando una forte polemica. Nella poesia Pasolini si rivolge ai giovani dicendo che la loro è una falsa rivoluzione e che essi sono solamente dei
borghesi conformisti, strumenti nelle mani della nuova borghesia.
| « Ho passato la vita a odiare i vecchi borghesi moralisti, e adesso, precocemente devo odiare anche i loro figli… La borghesia si schiera sulle barricate contro se stessa, i "figli di papà" si rivoltano contro i "papà". La meta degli studenti non è più la Rivoluzione ma la guerra civile. Sono dei borghesi rimasti tali e quali come i loro padri, hanno un senso legalitario della vita, sono profondamente conformisti. Per noi nati con l'idea della Rivoluzione sarebbe dignitoso rimanere attaccati a questo ideale. » |
La poesia venne strumentalizzata da alcuni, non capita da altri, e ancora oggi, scomparso l'autore, viene spesso citata per sostenere tesi differenti. Può essere illuminante sulle reali intenzioni di Pasolini andare a rileggerne la versione integrale e soprattutto la tavola rotonda
[12] che l'Espresso ospitò qualche settimana dopo la pubblicazione, tavola rotonda a cui partecipò Pasolini stesso; nonché quanto lo stesso autore scriverà un anno dopo (17 maggio 1969) nella rubrica "Il Caos" sul settimanale
Tempo[13].
Nello stesso anno Pasolini girò
La sequenza del fiore di carta con Ninetto Davoli tratto dalla
parabola evangelica del fico infruttuoso che uscirà nel
1969, come terzo episodio del film "Amore e rabbia".
Fine anni sessanta, tra teatro e cinema [modifica]
Pubblicò intanto su
Nuovi Argomenti un saggio dal titolo
Manifesto per un nuovo teatro in cui dichiarava il suo completo rifiuto del
teatro italiano con un giudizio negativo sui testi scritti di
Dario Fo. Il
27 novembre rappresentò, al Deposito del
Teatro Stabile di Torino,
Orgia che venne accolta malamente dal pubblico e dai critici e, alla fine del
1968, ebbero inizio le riprese di
Porcile.
Porcileha come sfondo, per il suo episodio "metastorico", l'
Etna ed era stato pensato da Pasolini già nel 1965 quando aveva visto il film di
Buñuel,
Intolleranza: Simon del deserto. In seguito, per girare l'episodio moderno, la troupe si sposterà per le riprese a Villa Pisani a
Stra.
Dopo Porcile, che l'autore ritenne "il più riuscito dei miei film, almeno esteriormente", realizzò
Medea e chiamò per interpretarlo
Maria Callas. Le riprese del film vennero girate in
Cappadocia, a
Grado, a
Pisa. Durante la lavorazione del film compì un viaggio in
Uganda,
Tanzania e
Tanganicaper cercare i luoghi dell'ambientazione del film che pensava di girare subito dopo Porcile:
Appunti per un'Orestiade africana. Intanto era arrivato il
30 agosto e il film venne rappresentato alla Mostra di Venezia ma, ancora una volta, fu giudicato film poco gradevole e incomprensibile.
Gli anni settanta [modifica]
Il trittico della vita [modifica]
Nel settembre dello stesso anno iniziò a girare a
Casertavecchia le prime riprese per proseguire, con Ser Ciappelletto, a
Napoli e a
Bressanone. Era la prima volta che appariva in un film il
corpo nudo di un uomo.
| « Il corpo: ecco una terra non ancora colonizzata dal potere. » |
Nel frattempo si propose di pubblicare tutte le sue poesie, dal primo libretto in lingua friulana del 1942 al volume che non ancora era stato pubblicato Trasumanar e organizzar, e intitolarloBestemmia.
All'inizio del
1971 realizzò un
documentario, dal titolo
12 dicembre, con la collaborazione di alcuni impegnati di "
Lotta continua" sul tema della
strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano e a marzo presta il suo nome come direttore responsabile dello stesso quotidiano. Ad aprile venne denunciato per "istigazione a delinquere e apologia del reato", ma non dimostrò di essere preoccupato e scrisse:
| « Se mi mettono in carcere, non me ne importa affatto. È una cosa di cui non mi curo: per me non fa nessuna differenza, nemmeno dal punto di vista economico. Se finirò in prigione, avrò modo di leggere tutti i libri che altrimenti non sarei mai riuscito a leggere. » |
Scrisse nel frattempo una recensione a "Satura" di Montale e in aprile uscì la sua ultima raccolta di poesie
Trasumanar e organizzar accolta da lettori e critici distratti.
Si accinse a scrivere la sceneggiatura dei
Racconti di Canterbury tratti da
Chaucer e il
28 giugno al
Festival di Berlino, "Il Decameron" ottenne il secondo premio.
Nel
1972, accolto dalla solita indifferenza da parte della critica, pubblicò la raccolta di saggi
Empirismo eretico e continuò a lavorare al romanzo
Petrolio, del quale, in tre anni, aveva compilato più di
cinquecento pagine dattiloscritte e che pensò dovesse impegnarlo: "forse per il resto della mia vita".
Intanto, dopo le nove settimane impegnate alle riprese in
Inghilterra di "Canterbury", iniziò durante l'estate, senza attendere che il film uscisse nelle sale, a lavorare alla terza parte della trilogia tratta dalle novelle delle
Mille e una notte e fece diversi sopralluoghi in
Egitto nello
Yemen, in
Persia, in
India e in
Eritrea.
La collaborazione con giornali e riviste [modifica]
A novembre iniziò a collaborare con il settimanale
Tempo occupandosi di recensioni letterarie che usciranno nel volume postumo,
Descrizioni di descrizioni.
All'inizio del
1973 accettò di collaborare al
Corriere della Sera, allora diretto da
Piero Ottone, e il
7 gennaio uscì il primo articolo,
Contro i capelli lunghi, che avviò una ininterrotta serie di interventi riguardo l'ambito politico, il costume, il comportamento pubblico e privato. Questi articoli saranno raccolti nel volume
Scritti corsari[16].
Documentari e testi per il teatro [modifica]
Iniziarono nel frattempo le riprese del
Fiore delle mille e una notte a
Isfahan, in
Iran. Il lavoro procedette con precisione e velocità tanto che l'autore riuscì a girare nel frattempo un documentario,
Le mura di Sana'a, che voleva essere un appello all'
Unesco perché salvaguardasse l'antica città
yemenita.
Nel settembre dello stesso anno uscirono due testi per il teatro,
Calderón e
Affabulazione.
Alla fine dell'anno lo scrittore aveva già in mente il progetto per un nuovo film dal titolo provvisorio
Porno-teo-kolossal al quale avrebbe dovuto partecipare tra i protagonisti
Eduardo De Filippo.
La polemica politica e i saggi [modifica]
Durante l'estate scrisse una lunga appendice al dramma in versi Bestia da stile.
| « L'Italia è un paese che diventa sempre più stupido e ignorante. Vi si coltivano retoriche sempre più insopportabili. Non c'è del resto conformismo peggiore di quello di sinistra, soprattutto naturalmente quando viene fatto proprio anche dalla destra[17] » |
Scrisse anche altri testi de
La nuova gioventù e pubblicò, in seguito al
referendum sul
divorzio, l'articolo
Gli italiani non sono più quelli.
Il male radicale [modifica]
Interessato al progetto del film tratto da
Sade si mise a studiare intensamente il
kantiano "
male radicale" che riduce l'umanità nella schiavitù del
consumismo e che corrompe, manipolandole, le anime insieme ai corpi; e per spiegare meglio questa concezione, Pasolini analizzò il suo caso personale e descrisse le sue angosce:
| « Un omosessuale oggi in Italia è ricattato e ricattabile, arriva anche a rischiare la vita tutte le notti. » |
Scrisse alcuni articoli sul settimanale
Il Mondo che andranno a far parte del volume postumo
Lettere luterane.
Nel mese di maggio uscì il volume
Scritti corsari che raccoglieva tutti gli articoli scritti per il
Corriere della Sera dal
7 gennaio 1974 al
18 febbraio 1975 con una sezione "Documenti allegati", nella quale vengono raccolti alcuni scritti di critica che erano apparsi sul settimanale
Tempo dal
10 giugno al
22 ottobre 1974.
Sempre in maggio vide le stampe
La nuova gioventù, che era una riproduzione dell'opera
La meglio gioventù, e durante l'estate Pasolini lavorò al montaggio di
Salò.
La trilogia della vita [modifica]
A ottobre uscirono le sceneggiature della
Trilogia della vita con alcune pagine di introduzione
Abiura dalla Trilogia della vita e consegnò a
Einaudi La Divina Mimesis.
Si recò quindi a
Stoccolma per un incontro all'Istituto italiano di cultura e al ritorno si fermò a Parigi per rivedere l'edizione francese di Salò: il
31 ottobre ritornò a Roma.
La torre di Chia a Soriano nel Cimino [modifica]
Pier Paolo Pasolini si affezionò molto al paese di
Soriano nel Cimino in
provincia di Viterbo e proprio per questo motivo decise di viverci per alcuni anni; vi soggiornò sempre più spesso negli ultimi anni della sua vita.
Nella primavera del
1964, dopo aver visionato molti luoghi, per ricostruire la scena del Battesimo di Gesù nel fiume Giordano nel film
Il Vangelo secondo Matteo, Pasolini si fermò a
Chia, nei pressi di
Soriano nel Cimino, e ambientò la scena nel suggestivo panorama di una valle ricca di vecchi mulini ed attraversata da uno spumeggiante torrente, dai ruderi di una vecchia torre medioevale, chiamata la Torre di Chia, che divenne poi, nell'autunno del
1970, di sua proprietà
[19][20].
Nel
1966 il regista scrisse:
| « […] Ebbene ti confiderò, prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere con degli strumenti dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare, nel paesaggio più bello del mondo, dove l'Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica l'unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà. » |
|
( Pier Paolo Pasolini, da Poeta delle ceneri, 1966-1967, inBestemmia, Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993[20][21])
|
Pasolini durante i suoi anni a Soriano nel Cimino lottò anche per il riconoscimento statale dell'
Università della Tuscia, allora ancora
Libera Università della Tuscia.
Amicizia con Marco Pannella e i Radicali [modifica]
L'aspetto più rilevante di questa sua simpatia per i
Radicali è però un altro: prima d'essere ucciso, nella notte tra il
1º ed il
2 novembre 1975, Pasolini scrisse quello che diverrà il suo ultimo documento pubblico. Si tratta del testo del suo intervento che avrebbe dovuto tenere in quei giorni al 15º Congresso del
Partito Radicale:
| « Caro Pannella, caro Spadaccia, cari amici radicali […] voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare. » |
|
( Testo dell'intervento di Pier Paolo Pasolini preparato per il 15º congresso del Partito Radicale[23][24])
|
| « La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. » |
|
|

Il monumento a Pasolini ad Ostia
Nella notte tra il
1 e il
2 novembre 1975Pasolini venne ucciso in maniera brutale: percosso a colpi di bastone e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell'idroscalo di
Ostia, località del Comune di
Roma.
Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa. Sarà l'amico
Ninetto Davoli a riconoscerlo.
L'omicidio fu attribuito ad un "ragazzo di vita",
Pino Pelosi di
Guidonia, nei pressi di
Tivoli, di diciassette anni, che si dichiarò colpevole. Pelosi afferma di aver incontrato Pasolini presso la
Stazione Termini, presso il
Bar Gambrinus di Piazza dei Cinquecento, e da questi invitato a salire sulla sua vettura, un'
Alfa Romeo, per fare un giro insieme. Dopo una cena offerta dallo scrittore, in una trattoria nei pressi della
Basilica di San Paolo, i due si sarebbero diretti alla periferia di Ostia. La tragedia sarebbe scaturita per delle pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, sfociando in un alterco che sarebbe degenerato fuori dalla vettura. Lo scrittore avrebbe quindi minacciato Pelosi con un bastone del quale il giovane si sarebbe poi impadronito per percuotere Pasolini.
La versione fu riportata dal telegiornale RAI il giorno dopo il delitto, violando le norme sul segreto istruttorio e venendo meno al carattere consueto di asetticità su temi sconvenienti all'allora etichetta televisiva.[senza fonte]
Il racconto dell'imputato presentava evidenti falle: il bastone di legno marcio non sarebbe potuto risultare arma contundente; Una colluttazione fra i due fu esclusa a causa dell'assenza di ematomi e simili nel corpo dell'omicida. Pelosi venne condannato in primo grado per
omicidio in concorso con ignoti e nel dicembre del
1976, con
sentenza della
Corte d'Appello, venne confermata la condanna.
Pelosi ha mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza fino al maggio
2005, quando, a sorpresa, nel corso di un'intervista
televisiva[25], affermando di non essere stato l'autore del
delittodi Pier Paolo Pasolini, ha dichiarato che l'omicidio sarebbe stato commesso da altre tre persone. Ha fatto i nomi dei suoi complici solo in un'intervista del 12 settembre 2008 pubblicata sul saggio d'inchiesta di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza "Profondo Nero" (Chiarelettere 2009). Ha aggiunto inoltre di aver celato questa sua verità per timore di mettere a rischio l'incolumità della propria famiglia.
Le circostanze della morte di Pasolini non sono ad oggi ancora state chiarite. Contraddizioni nelle deposizioni rese dall'omicida, un "chiacchierato" intervento dei
servizi segreti durante le indagini e alcuni passaggi a vuoto o poco coerenti riscontrati negli atti processuali, sono fattori che – come hanno ripetutamente sottolineato negli anni seguenti gli amici più intimi di Pasolini (particolarmente
Laura Betti) – lasciano aperte le porte a più di un dubbio.
A prescindere dai fatti e dalle reali responsabilità che hanno condotto alla sua morte, la fine di Pasolini sembra essere emblematica, al punto che alcuni hanno paragonato la sua morte a quella di
Caravaggio:
| « Secondo me c'è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt'e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi. » |
|
|

Il parco ed il monumento a Pasolini ad Ostia
Per lungo tempo l'opinione pubblica venne tenuta all'oscuro sugli sviluppi delle indagini e del processo, restando del parere di un delitto scaturito in "circostanze sordide". Due settimane dopo il delitto apparve un articolo della giornalista
fiorentina Oriana Fallaci, dove si ipotizzava una premeditazione ed un concorso di ignoti ma nel frattempo i due protagonisti erano spariti dalla cronaca. Dieci anni dopo, i mezzi di informazione iniziarono a sostenere l'ipotesi della Fallaci, dipingendo il Pelosi come "ragazzo di vita", abitudinario della Stazione Termini, rilevato da Pasolini come esca per un'eventuale azione punitiva sui quali mandanti si immaginano avversari politici o malavitosi, ai quali lo scrittore avrebbe fatto dello sgarbo per dei tentativi altruistici di redimere dalla strada alcuni giovani.
Il film di
Marco Tullio Giordana esce nel ventennale del delitto. Nella storia dove viene riportato l'iter dell'inchiesta che demolisce definitivamente la versione difensiva del Pelosi. Emergono testimonianze ad indicare un'estraneità del giovane dall'ambiente della prostituzione maschile.

La tomba di Pier Paolo Pasolini, a Casarsa
A trent'anni dalla morte, assieme alla ritrattazione del Pelosi emerge la testimonianza di
Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell'ultimo film
Salò e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morirà per cause naturali alcune settimane dopo.
Un'ipotesi molto più inquietante lo collega invece alla "lotta di potere" che prendeva forma in quegli anni nel settore petrolchimico, tra Eni e Montedison, tra
Enrico Mattei e
Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si interessò al ruolo svolto da Cefis nella storia e nella politica italiana: facendone uno dei due personaggi "chiave", assieme a Mattei, di
Petrolio, il romanzo-inchiesta (uscito postumo nel 1992) al quale stava lavorando poco prima della morte.
Pasolini ipotizzò, basandosi su varie fonti, che Cefis
alias Troya (l'alias romanzesco di
Petrolio) avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Secondo autori recenti
[27] e secondo alcune ipotesi giudiziarie suffragate da vari elementi, fu proprio per questa indagine che Pasolini fu ucciso
[28]. Il 1º aprile 2010, l’avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini hanno raccolto la dichiarazione di un nuovo testimone che potrebbe aprire nuove piste investigative
[29].
Riconoscimenti [modifica]
A Pier Paolo Pasolini sono intitolati:
L'Amministrazione comunale di
Ciampino, nel
1997, gli ha dedicato la Biblioteca Comunale
[31][32]. Dal dicembre del
1951 alla fine del
1954 Pasolini insegnò a Ciampino alla scuola media di via Pignatelli, ora non più esistente; tra i suoi allievi vi fu
Vincenzo Cerami, illustre scrittore, giornalista e sceneggiatore, che iniziò a lavorare come assistente di Pasolini. All'inaugurazione attesero l'allora sindaco
Antonio Rugghia,
Walter Veltroni e
Willer Bordon (il secondo a quei tempi Vice Presidente del Consiglio dei ministri e
Ministro dei Beni Culturali e il terzo Sottosegretario ai Beni Culturali).
- Piazza Dei Cinquecento, brano del gruppo genovese IANVA tratto dall'album Italia: ultimo attodel 2009, ricostruisce l'ultima sera di Pasolini attraverso i suoi pensieri.
- Lamento per la morte di Pasolini, canzone scritta da Giovanna Marini nel dicembre del 1975, ricalca la narrazione per orario tipica del modo narrativo popolare, e in particolare il modulo di un canto religioso extra-liturgico abruzzese, L'orazione di San Donato.
- Una storia sbagliata del 1980, scritta da Fabrizio De André e Massimo Bubola. A proposito di questa canzone De André ha detto: «Nel testo di Una storia sbagliata rievoco la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini. È una canzone su commissione, forse l'unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta come sigla per due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi».
- A Pà, canzone scritta da Francesco De Gregori (Scacchi e tarocchi, 1985).
- P... come, canzone scritta da Fabio Concato (Svendita Totale, 1978).
- Il compositore Roberto De Simone, nel 1985, compone un Requiem in memoria di Pier Paolo Pasolini.
- Ostia (The Death Of Pasolini), canzone interpretata dal duo Coil, contenuta nell'album Horse Rotorvator (1986), del genere musicale industrial.
- Pier Paolo, opera, prima rappresentazione assoluta nel 23 maggio del 1987 al Teatro dell'Opera di Kassel (testo di Gerd Uecker e musica di Walter Haupt).
- Renato Zero nell'album Quando non sei più di nessuno del 1993 canta Casal de' Pazzi, una canzone ispirata all'opera del regista poeta.
- Scott Walker nell'album intitolato Tilt del 1995, dedica a Pasolini il brano Farmer in the city.
- Il gruppo italo-nippo-americano Blonde Redhead ha inciso in ricordo di Pasolini la canzone Pier Paolo, contenuta nell'album Fake can be just as good (1997).
- Il gruppo italiano Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo nell'album "It Is" (Santeria/Audioglobe 2002) ha inciso un brano dedicato a Pasolini intitolato "La sequenza del fiore di carta", come l'omonimo episodio da lui diretto nel film collettivo italo/francese Amore e rabbia (1968).
- Il cantante inglese Morrissey, cita Pasolini nella canzone You have killed me tratta dal suo album Ringleader of the Tormentors (2006).
- Il cantautore Flavio Giurato, nel suo ultimo album Il Manuale del Cantautore (Interbeat 2007).
- Linda Valori interpreta il brano Pasolini Scrive (2008), scritto da Maurizio Fabrizio.
- Nel pezzo Baudelaire dall'album Amen (2008) dei Baustelle Pasolini è citato come esempio di impegno sociale e culturale.
- La compilation Songs For A Child – A Tribute To Pier Paolo Pasolini, con contributi di artisti provenienti dal mondo europeo della musica underground.
- Il brano Ciant, dell'album Distances (ECM, 2008) nominato al Grammy, ideato dal pianista friulano Glauco Venier e interpretato dalla cantante inglese Norma Winstone, unisce il testo della poesia Ciant da li ciampanis alla musica di Erik Satie.
- Nella canzone "Alla mia nazione", dell'album "100celle city rockers", i Klaxon riportano la medesima poesia di Pasolini.
- Il cantautore fiorentino Massimiliano Larocca ha definito Pier Paolo Pasolini il suo "faro costante", al punto di dedicargli una canzone in ciascuno dei suoi lavori discografici: traduce dal friulano e musica nel suo primo album "Il ritorno delle passioni" (2005) la poesia di Pasolini "Il nini muart", mentre nel suo secondo disco, "La breve estate" (2008), gli dedica la canzone "Le ceneri di Pasolini (Lettera dal dopostoria)".
- La musicista Diamanda Galas interpreta al pianoforte la sua poesia "Supplica a mia madre".
- Il cantautore Antonello Venditti gli dedica il videoclip di un suo brano, Forever, contenuto nell'album Unica del 2011
Cinematografici [modifica]
- Un omaggio cinematografico alla morte di Pier Paolo Pasolini viene offerto al termine del primo episodio del film Caro diario di Nanni Moretti, del 1993, in cui l'autore a bordo di una Vespapercorre le strade di Ostia fino a raggiungere il luogo dell'omicidio sulle note del The Köln Concert di Keith Jarrett.
- Nel film Magi randagi, di Sergio Citti, del 1996, una donna partorisce nel luogo dove Pasolini fu ucciso. Nello stesso luogo, davanti al monumento, è girata una scena drammatica del filmAmore tossico di Claudio Caligari (1983) e di Uno a me, uno a te e uno a Raffaele di Jon Jost(1995), dove appare uno dei protagonisti in un'invettiva intellettuale contro lo scrittore.
- I registi Daniele Ciprì e Franco Maresco hanno dedicato a Pasolini un mediometraggio dal titoloArruso.
- Il regista Marco Tullio Giordana ha girato nel 1995 il film Pasolini, un delitto italiano, ispirato al libro di Enzo Siciliano Vita di Pasolini, pubblicato da Giunti sempre nello stesso anno.
- Nel film I cento passi, sempre di Marco Tullio Giordana, il protagonista Luigi Lo Cascio, che interpreta Peppino Impastato, legge e fa leggere alla propria madre parte di "Supplica a mia madre", scritta dal poeta stesso.
- I film Nerolio ed Un mondo d'amore di Aurelio Grimaldi vertono totalmente intorno alla vita di Pasolini, regista che influenzò più di tutti l'opera del regista.
- Il documentario Pasolini prossimo nostro, per la regia di Giuseppe Bertolucci (2006).
- Il documentario 'Das Mitleid ist gestorben'. Pier Paolo Pasolini und Italien., per la regia di Ebbo Demant.Germania.1978
- Il docufilm La notte quando è morto Pasolini, per la regia di Roberta Torre, Italia, 2009.
- Il regista Massimiliano Perrotta ha realizzato il documentario Sicilia di sabbia, viaggio nei luoghi visitati da Pasolini per il reportage giornalistico La lunga strada di sabbia.
Letterari e fumetti [modifica]
- Le ceneri di Pasolini, fumetto grafico di Graziano Origa, tre tavole in bianco e nero a pennino echina, pubblicato nel periodico Contro, n. 6, marzo 1976.
- Il fumettista Davide Toffolo ha pubblicato un romanzo a fumetti, Intervista a Pasolini, a lui dedicato. Un viaggio-intervista fantastico tra i luoghi e i pensieri del poeta friulano.
- Il delitto Pasolini di Gianluca Maconi edito da Becco Giallo nell'ottobre 2005.
- Lo scrittore e autore televisivo Carlo Lucarelli nel 2005 ha dedicato una puntata della trasmissione televisiva Blu Notte - Misteri Italiani alla morte del poeta, ricostruendone i fatti e indagandone il caso. La trasmissione andò in onda sulla RAI il 9 ottobre 2005, in prossimità del trentennale dell'omicidio di Pasolini (2 novembre 1975).
- La scrittrice Oriana Fallaci, quando venne a sapere che Pasolini era rimasto ucciso gli aveva scritto una lettera commemorativa.
- Lo scrittore Fulvio Abbate,dopo averlo ricordato nel romanzo "Oggi è un secolo" (Theoria, 1992) ha scritto il saggio "C'era una volta Pier Paolo Pasolini, (Edizioni de l'Unità, 2005)
- Poesie a Casarsa, Libreria Antiquaria Mario Landi, Bologna 1942.
- Poesie, Stamperia Primon, San Vito al Tagliamento 1945.
- Diarii, Pubblicazioni dell'Academiuta, Casarsa 1945 (ristampa anastatica 1979, con premessa di Nico Naldini).
- I pianti, Pubblicazioni dell'Academiuta, Casarsa 1946.
- Dov'è la mia patria, con 13 disegni di G. Zigaina, Edizioni dell'Academiuta, Casarsa 1949.
- Tal còur di un frut, Edizioni di Lingua Friulana, Tricesimo 1953 (nuova edizione a cura di Luigi Ciceri, Forum Julii, Udine 1974).
- Dal diario (1945-47), Sciascia, Caltanissetta 1954 (nuova edizione 1979, con introduzione di L. Sciascia, illustrazioni di Giuseppe Mazzullo).
- La meglio gioventù, Sansoni ("Biblioteca di Paragone"), Firenze 1954.
- Il canto popolare, Edizioni della Meridiana, Milano 1954.
- Le ceneri di Gramsci, Garzanti, Milano 1957 (nuova edizione Einaudi, Torino 1981, con un saggio critico di Walter Siti).
- L'Usignolo della Chiesa Cattolica, Longanesi, Milano 1958 (nuova edizione Einaudi, Torino1976).
- Roma 1950. Diario, All'insegna del pesce d'oro (Scheiwiller), Milano 1960.
- Sonetto primaverile (1953), Scheiwiller, Milano 1960.
- La religione del mio tempo, Garzanti, Milano 1961 (nuova edizione Einaudi, Torino 1982).
- Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964.
- Poesie dimenticate, a cura di Luigi Ciceri, Società filologica Friulana, Udine 1965.
- Trasumanar e organizzar, Garzanti, Milano 1971.
- La nuova gioventù. Poesie friulane 1941-1974, Einaudi, Torino 1975.
- Le poesie: Le ceneri di Gramsci, La religione del mio tempo, Poesia in forma di rosa, Trasumanar e organizzar; Garzanti, Milano 1975.
- Pasolini "Poesie e pagine ritrovate" a cura di Andrea Zanzotto e Nico Naldini Ed. Lato Side1980
- Bestemmia. Tutte le poesie, 2 voll., a cura di Graziella Chiarcossi e Walter Siti, prefazione diGiovanni Giudici, Garzanti, Milano 1993 (nuova edizione negli "Elefanti", 4 voll., ivi 1995-1996).
- Poesie scelte, a cura di Nico Naldini e Francesco Zambon, con una introduzione di F. Zambon, TEA, Milano 1997.
- Tutte le poesie, 2 voll. in cofanetto, a cura e con uno scritto di W. Siti, saggio introduttivo diFernando Bandini, Mondadori, Milano 2003.
Traduzioni poetiche [modifica]
- Roger Allard, Storia di Yvonne, in Poesia straniera del Novecento, a cura di A. Bertolucci, Garzanti, Milano 1958, pp. 82–87.
- Jean Pellerin, La romanza del ritorno, in Poesia straniera del Novecento, a cura di A. Bertolucci, Garzanti, Milano 1958, pp. 88–93.
- André Frénaud, Esortazione ai poveri, in «L'Europa letteraria», dicembre 1960.
- Niccolò Tommaseo, A la so Pissula Patria, «Il Stroligut», n. 1, avost 1945, p. 19.
- Giuseppe Ungaretti, Luna, «Il Stroligut», n. 2, avril 1946, p. 19.
- Tre frammenti di Saffo, in Massimo Fusillo, La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema, La Nuova Italia, Firenze 1996, pp. 243–244.
- Ragazzi di vita, Garzanti, Milano 1955 (nuova edizione: Einaudi, Torino 1979, con un'appendice contenente Il metodo di lavoro e I parlanti).
- Una vita violenta, Garzanti, Milano 1959 (nuova edizione: Einaudi, Torino 1979).
- L'odore dell'India, Longanesi, Milano 1962 (nuova edizione Guanda, Parma 1990, con un'intervista di Renzo Paris ad Alberto Moravia).
- Il sogno di una cosa, Garzanti, Milano 1962.
- Alì dagli occhi azzurri, Garzanti, Milano 1965.
- Teorema , Garzanti, Milano 1968.
- La Divina Mimesis, Einaudi, Torino 1975 (nuova edizione 1993, con una nota introduttiva di Walter Siti).
- Amado mio preceduto da Atti impuri, con uno scritto di A. Bertolucci, edizione a cura di Concetta D'Angeli, Garzanti, Milano 1982.
- Petrolio, a cura di Maria Careri e Graziella Chiarcossi, con una nota filologica di Aurelio Roncaglia, Einaudi, Torino 1992.
- Un paese di temporali e di primule, a cura di Nico Naldini, Guanda, Parma 1993 (oltre a racconti, contiene saggi di argomento friulano).
- Romàns, seguito da Un articolo per il «Progresso» e Operetta marina, a cura di Nico Naldini, Guanda, Parma 1994.
- Storie della città di Dio. Racconti e cronache romane (1950-1966), a cura di Walter Siti, Einaudi, Torino 1995.
- Romanzi e racconti, 2 voll., a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con due saggi di W. Siti,Mondadori, Milano 1998.
- Petrolio, a cura di Silvia De Laude, con una nota filologica di Aurelio Roncaglia, Mondadori, Milano 2005.
Sceneggiature e testi per il cinema [modifica]
- La notte brava, in «Filmcritica», novembre-dicembre 1959.
- Accattone, prefazione di Carlo Levi, FM, Roma 1961; poi in Accattone, Mamma Roma, Ostia, introduzione di Ugo Casiraghi, Garzanti, Milano 1993, pp. 23–236.
- Mamma Roma, Rizzoli, Milano 1962; poi in Accattone, Mamma Roma, Ostia, cit., pp. 239–401.
- Il Vangelo secondo Matteo, a cura di Giacomo Gambetti, Garzanti, Milano 1964; poi in Il Vangelo, Edipo, Medea, introduzione di Morando Morandini, Garzanti, Milano 1991, pp. 7–300.
- La commare secca, in «Filmcritica», ottobre 1965.
- Uccellacci e uccellini, Garzanti, Milano 1966.
- Edipo re, Garzanti, Milano 1967, poi in Il Vangelo, Edipo, Medea, cit., pp. 313–454.
- Che cosa sono le nuvole?, in «Cinema e Film», 1969.
- Porcile (soggetto del primo episodio, titolo originario Orgia), in «ABC», 10 gennaio 1969.
- Appunti per un poema sul Terzo Mondo (soggetto), in Pier Paolo Pasolini. Corpi e luoghi, a cura di Michele Mancini e Giuseppe Perrella, Theorema, Roma 1981, pp. 35–44.
- Ostia, un film di Sergio Citti, sceneggiatura di S. Citti e Pier Paolo Pasolini, Garzanti, Milano1970; poi in Accattone, Mamma Roma, Ostia, cit., pp. 405–566.
- Medea, Garzanti, Milano 1970; poi in Il Vangelo, Edipo, Medea, cit., pp. 475–605.
- Il padre selvaggio (racconto-sceneggiatura per un film mai realizzato), Einaudi, Torino 1975,
- Trilogia della vita (Il Decameron, I racconti di Canterbury, il Fiore delle Mille e una notte), a cura di Giorgio Gattei, Cappelli, Bologna 1975; nuove edizioni Oscar Mondadori, Milano 1987, e Garzanti, Milano 1995, con introduzione di Gianni Canova.
- San Paolo, Einaudi, Torino 1977.
- Appunti per un'Orestiade africana, a cura di Antonio Costa, Quaderni del Centro Culturale di Copparo, Copparo (Ferrara) 1983.
- Ignoti alla città (commento), in Pier Paolo Pasolini, Il cinema in forma di poesia, a cura di Luciano De Giusti, Cinemazero, Pordenone 1979, pp. 117–18.
- La canta delle marane (commento), ibid., pp. 119–20.
- Comizi d'amore (scaletta preparatoria), ibid., pp. 123–27.
- Storia indiana (soggetto), ibid., pp. 134–35.
- Le mura di Sana'a (commento), in «Epoca», 27 marzo 1988.
- Porno-Teo-Kolossal, in «Cinecritica», aprile-giugno 1989.
- Sant'Infame, ivi.
- La Terra vista dalla Luna, sceneggiatura a fumetti, presentazione di Serafino Murri, in «MicroMega», ottobre-novembre 1995.
- La Nebbiosa, in «Filmcritica», 459/460, novembre-dicembre 1995.
- Per il cinema, 2 voll. in cofanetto, a cura di Walter Siti e Franco Zabagli, con due scritti di B. Bertolucci e Mario Martone, saggio introduttivo di Vincenzo Cerami, Mondadori, Milano 2001.
- Italie Magique, in Potentissima signora, canzoni e dialoghi scritti per Laura Betti, Longanesi, Milano 1965, pp. 187–203.
- Pilade, in «Nuovi Argomenti», luglio-dicembre 1967.
- Affabulazione, in «Nuovi Argomenti», luglio-settembre 1969.
- Calderón, Garzanti, Milano 1973.
- I Turcs tal Friùl (I Turchi in Friuli), a cura di Luigi Ciceri, Forum Julii, Udine 1976 (nuova edizione a cura di Andreina Nicoloso Ciceri, Società filologica friulana, Udine 1995).
- Affabulazione-Pilade, presentazione di Attilio Bertolucci, Garzanti, Milano 1977.
- Porcile, Orgia, Bestia da stile, con una nota di Aurelio Roncaglia, Garzanti, Milano 1979.
- Teatro (Calderón, Affabulazione, Pilade, Porcile, Orgia, Bestia da stile), prefazione di Guido Davico Bonino, Garzanti, Milano 1988.
- Affabulazione, con una nota di Guido Davico Bonino, Einaudi, Torino 1992.
- La sua gloria (dramma in 3 atti e 4 quadri, 1938), in «Rendiconti», 40, marzo 1996, pp. 43–70.
- Teatro, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con due interviste a L. Ronconi e S. Nordey, Mondadori, Milano 2001.
- Bestia da stile, a cura di Pasquale Voza, Editrice Palomar, Bari 2005.
Traduzioni teatrali [modifica]
- Eschilo, Orestiade, traduzione di Pier Paolo Pasolini, a cura dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico per le rappresentazioni classiche nel teatro greco di Siracusa, Urbino 1960; poi Einaudi, Torino 1960 e 1988, con una Lettera del traduttore.
- Plauto, Il vantone, traduzione di Pier Paolo Pasolini, Garzanti, Milano 1963 (nuova edizione1994, con la presentazione di U. Todini).
- Passione e ideologia (1948-1958), Garzanti, Milano 1960 (nuove edizioni Einaudi, Torino 1985, con un saggio introduttivo di C. Segre, e Garzanti, Milano 1994, con prefazione di A. Asor Rosa).
- Empirismo eretico, Garzanti, Milano 1972.
- Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975 (nuova edizione 1990, con prefazione di A. Berardinelli).
- Volgar'eloquio, a cura di Antonio Piromalli e Domenico Scafoglio, Athena, Napoli, 1976
- Lettere luterane, Einaudi, Torino, 1976; con un'introduzione di Alfonso Berardinelli, 2003.
- Descrizioni di descrizioni, a cura di Graziella Chiarcossi, Einaudi, Torino 1979 (nuova edizione Garzanti, Milano 1996, con una prefazione di Giampaolo Dossena).
- Il Portico della Morte, a cura di Cesare Segre, «Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini», Garzanti Milano 1988.
- Antologia della lirica pascoliana. Introduzione e commenti, a cura di Marco Antonio Bazzocchi, saggio introduttivo di M. A. Bazzocchi ed Ezio Raimondi, Einaudi, Torino 1993.
- I film degli altri, a cura di Tullio Kezich, Guanda, Parma 1996.
- Poesia dialettale del Novecento, a cura di Mario dell'Arco e Pier Paolo Pasolini, introduzione di Pasolini, Guanda, Parma 1952 (nuova edizione Einaudi, Torino 1995, con prefazione di Giovanni Tesio).
- Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare, a cura di Pier Paolo Pasolini, Guanda, Parma 1955 (nuova edizione Garzanti, Milano 1972 e 1992).
- Pier Paolo Pasolini e il setaccio 1942-1943, a cura di Mario Ricci, Cappelli, Bologna 1977, con scritti di Roberto Roversi e Gianni Scalia (contiene i seguenti saggi pasoliniani: «Umori» di Bartolini; Cultura italiana e cultura europea a Weimar; I giovani, l'attesa; Noterelle per una polemica; Mostre e città; Per una morale pura in Ungaretti; Ragionamento sul dolore civile;Fuoco lento.Collezioni letterarie; Filologia e morale; Personalità di Gentilini; «Dino» e «Biografia ad Ebe»; Ultimo discorso sugli intellettuali; Commento a un'antologia di «lirici nuovi»;Giustificazione per De Angelis; Commento allo scritto del Bresson; Una mostra a Udine).
- Stroligut di cà da l'aga (1944) - Il Stroligut (1945-1946) - Quaderno romanzo (1947), riproduzione anastatica delle riviste dell'Academiuta friulana, a cura del Circolo filologico linguistico padovano, Padova, 1983 (contiene i seguenti saggi pasoliniani: Dialet, lenga e stil; Academiuta di Lenga Furlana; Alcune regole empiriche d'ortografia; Volontà poetica ed evoluzione della lingua).
- Saggi sulla letteratura e sull'arte, 2 voll., in cofanetto, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con un saggio di Cesare Segre, Mondadori, Milano, 1999.
- Saggi sulla politica e sulla società, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con un saggio diPiergiorgio Bellocchio, Mondadori, Milano 1999.
Programmi radiofonici [modifica]
Dialoghi con i lettori [modifica]
- Le belle bandiere. Dialoghi 1960-65, a cura di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1977(contiene una scelta dei dialoghi apparsi sul settimanale «Vie Nuove» tra il 4 giugno e il 30 settembre 1965).
- Il caos, a cura di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979 (contiene una scelta dei dialoghi apparsi sul settimanale «Tempo», dal 6 agosto 1968 al 24 gennaio 1970).
- I dialoghi, a cura di Giovanni Falaschi, prefazione di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti 1992(comprende tutti i dialoghi apparsi su «Vie Nuove» e su «Tempo»).